Attentato a Parigi: lo sciacallaggio mediatico non ha mai fine

Torno sul Blog, non per parlare di cosa faccio o di cosa mi piace ma anzi per una cosa che odio. Dopo l’attentato, o meglio gli attentati, di Parigi, il social network numero uno nel mondo, Facebook, si è trasformato in quello che è “un libro di facce…da culo!

Dopo ogni strage, tragedia, catastrofe o minchiata di Matteo Renzi o Salvini, Facebook si trasforma nella più grande parodia di se stesso. Non per colpa sua, ci mancherebbe, ma per colpa nostra. Tutti diventano improvvisamente politici, militari, ministri, avvocati, comandanti, generali delle forze speciali, capi di stato e chi più ne ha più ne metta. Perché? Esattamente che cosa ci porta ad esternare delle soluzioni quando soluzioni non ci sono. Nessuno, in questo momento, sa davvero risolvere il problema del terrorismo e invece, a ben guardare sui social, sembra che ci siano un sacco di persone che saprebbero risolvere il problema del buco dell’ozono con un tappo di sughero.

Questo sciacallaggio informatico e mediatico non è solo attivamente praticato da semplici “maghi” da tastiera sui social ma chi ne approfitta di più sono i siti, i blog e le testate giornalistiche alla spasmodica ricerca del click facile e di visualizzazioni semplici per lucrare su una tragedia. Dalle bufale inventate dai peggior giornalisti, o simil tali, del mondo, fino a chi pensa di poter additare un’intera comunità religiosa con l’aggettivo squallido di “bastardi”. Ma a che punto siamo arrivati? Dov’è finito il giornalismo?

E’ ovvio che per rispondere a questa domanda forse mi ci vorrà un po’ più di tempo per poter sviscerare tutti i punti che più mi premono ma in questo momento vorrei concentrarmi su quel posto, quello spazio, quel becero web-bar chiamato Facebook. Zuckenberg ha dato la possibilità di “colorarsi” il profilo con i colori della Francia (blu-bianco-rosso), in segno di rispetto per i caduti e solidarietà verso uno dei paesi, anzi il paese, riconosciuto come il più democratico e libero del pianeta. Ma come solito qualche sapientino deve rompere le palle anche su questo e lamentarsi con chi ha cambiato logo, con chi usa gli hashtag appositamente creati per essere solidali con i parigini, ma perché? Che fastidio vi da tutto ciò?

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E’ inutile chiedersi perché non si è cambiato logo per le stragi in Nigeria, in Turchia o a Beirut. Anche perché la motivazione è semplicissima. Se volevi essere solidale con la tragedia in Turchia, bastava caricare un’immagine, fare un commento, qualsiasi cosa  e invece non “fregavauncazzoanessuno”. La verità è questa! Si parla tanto per fare l’antipatico, o per andare contro tendenza o semplicemente per farsi notare. C’è stata gente che si è lamentata della novità di FB che permette a chi è vicino ad una strage o a un incidente di informare amici e parenti che STA BENE! Ma dico come si fa ad essere contro ad una cosa del genere? Facebook è diventato il teatro dell’assurdo. Un palco dove chiunque può sparare la più grossa cazzata del secolo e tra l’altro verrà anche seguito e sostenuto per questa cazzata.

I social network e i siti di informazione sono la cosa più bella che la tecnologia, a livello di comunicazione, potesse donarci e mi domanda: perché la usiamo male? O meglio, perché moltissime persone la usano male?

Non voglio entrare, con questo mio pensiero, nei fatti della tragedia parigina. Sono e sarò sempre contro la violenza, soprattutto se assolutamente ingiustificata e volta per portare il terrore nelle case e nelle città più libere e intellettuali. Parigi è la capitale d’europa, non a caso. E’ la città della Rivoluzione, dell’illuminismo, dell’arte, della letteratura, della democrazia e della libertà d’espressione. E’ ovvio che bisogna dare attenzione a tutti gli attentati sia se lontani, come quelli in Nigeria, sia se vicini come quelli in Francia che, ovviamente, ci colpisce molto di più. Per due motivi: il primo è geografico e il secondo è politico, perché quelli potevamo essere noi.

Nel 2014, la stima è stata fatta da LA7 nel programma della Gruber 8 e mezzo, ci sono stati più di due attentati ogni giorno come media annua. Sono un’infinità. E quanti ne conosciamo, di quanti ne apprendiamo la dinamica e di quanti sappiamo le motivazioni o le pseudo motivazioni con tanto di vittime e carnefici? Nigeria, Libano, Siria, Libia, Ucraina e altri paesi lontani sono ogni giorno sotto attacchi terroristici ma nessuno, di quelli che hanno rotto le scatole in questi giorni, si è dimostrato solidale verso questi paesi. Non credo per mancanza di umanità ma per una serie di motivi come ad esempio la lontananza culturale e geografica, come la costante guerra civile e le costanti barbarie che hanno subito questi popoli negli anni (anche per colpa degli occidentali) ma non per mancanza di umanità. Ed è per questo che l’attentato a Parigi ci ha colpiti, distrutti e scioccati. Perché erano vicini, perché sono vicini. Ma non bisogna mollare anzi, bisognerebbe essere uniti, stare insieme, avere un’idea e una volontà comune, perché se eravamo Charlie Hebdo, adesso siamo Parigi, e insieme ai francesi, dovremmo avere ben saldi i nostri valori: EGALITE’, FRATERNITE’, LIBERTE’.

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