A Volte Ritornano

Di certo, in Italia, siamo abituati ai ritorni: da Cassano a Balotelli, da Toni a Kakà, passando per Shevchenko e Crespo. In quest’ultima sessione di mercato, dove le società cercano di “riparare” la propria squadra, abbiamo contato ben quattro ritorni importanti nella nostra massima serie: Boateng al Milan, El Shaarawy alla Roma, Zarate alla Fiorentina e Immobile al Torino. Qual è la società che ha portato a casa, pardon riportato, il giocatore migliore o meglio, il più utile per le proprie esigenze?

Il ritorno del Boa

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Il primo ritorno è stato quello di Kevin Prince Boateng. Il centrocampista ghanese aveva lasciato Milanello nell’estate del 2013 per accasarsi in Germania, alla corte dello Schalke 04. Il “Boa” inizia abbastanza bene l’anno in Bundesliga, ci sono alti e bassi – non è mai stato un giocatore dalla grande continuità – ma tutto sommato si integra bene nella società di Gelsenkirchen, in Renania. I guai cominciano con l’anno nuovo: meno presenze, più malumori e alla fine il licenziamento, o quasi. Boateng viene, in sostanza, allontanato dalla società per dei dissapori con la squadra e la tifoseria, anche se ufficialmente il direttore sportivo Horst Heldt, sostiene che <>.
Passa qualche tempo e Galliani ha il via libera dall’allenatore serbo per portare il centrocampista ghanese di nuovo a Milanello. Dall’1 gennaio 2016 è stato ufficializzato il passaggio al Milan e Mihajlovic decide subito di utilizzarlo: una buona mezz’ora contro la Roma, altro spezzone contro il Carpi in Coppa Italia e una decina di minuti contro la Fiorentina, partita nella quale realizza il primo gol al ritorno con la maglia rossonera. L’azione che ha portato al 2-0 la squadra rossonera è stata semplice quanto letale: Honda appoggia per Kucka che, dopo aver fintato il passaggio corto, scaraventa, con il mancino, la palla verso Boateng con un lancio di quaranta metri. Il centrocampista con la maglia numero 72 – visto che il suo classico 27 è occupato proprio da Kucka – con uno stop a seguire con il piede sinistro dribbla Tatarusanu e, resistendo alla carica di Roncaglia, appoggia in rete con il piattone destro, chiudendo di fatto la partita sul 2-0.
Questo è uno dei centrocampisti più dinamici e atipici che abbiano mai vestito la maglia rossonera. Boateng può fare il mediano, grande intensità ed interdizione, può fare la mezz’ala in un eventuale 4-3-3 con corsa e qualità ed infine può fare anche il trequartista o la seconda punta aggiunta nelle fasi finali di una partita e, come successo contro la Fiorentina, sa segnare e chiudere il match in contropiede. È una pedina utilissima per il Milan di Mihajlovic. Quasi sicuramente un dodicesimo uomo. Prima di lui, nelle gerarchie del mister, ci sono Bonaventura, Bertolacci e, per ora, anche Kucka.
Non è un caso, infatti, che da quando Mihajlovic lo ha potuto utilizzare lo ha sempre fatto, anche nei minuti finali nella sfida contro l’Empoli di Saponara. Il “Principe” Boateng è sicuramente un’arma interessante per questa seconda parte di campionato. Un asso nella manica che farebbe comodo a molti allenatori, soprattutto grazie al suo dinamismo e alla sua capacità di adattarsi a qualsiasi ruolo dal centrocampo in su, basta non chiedergli di fare il regista, quello no. Boateng torna al Milan, un colpo sensato nel marasma del mercato rossonero.

O’ Ciro, il Figliol Prodigo

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La parabola del “figliol prodigo” rispecchia gli ultimi anni di Ciro Immobile. L’attaccante napoletano dopo aver girato l’Europa, dalla Germania alla Spagna, sempre senza grossa fortuna, è ritornato a casa. A Torino, tra le braccia del maestro Ventura che lo rese un attaccante capace di conquistare la classifica dei marcatori della stagione 2013/2014 con 22 reti in 29 partite.
L’attaccante che ha assaggiato la Nazionale di Conte, per la verità con prestazioni discontinue, fu ceduto dal Torino al Borussia Dortmund per sostituire il partente Robert Lewandoski, un’impresa difficile solo a pensarla. Oltre all’ambiente nuovo e tutto da conoscere e al diverso tipo di calcio, Ciro si trova davanti ad un certo Pierre-Emerick Aubameyang. Il gabonese, oggi fresco vincitore del Pallone d’Oro Africano, era già entrato nelle grazie del tecnico Klopp l’anno prima e grazie alla sua continuità di rendimento, sì conquista una maglia da titolare, relegando Ciro sulla fredda panchina di Dortmund.
Dopo una brutta stagione in Germania, Ciro vola in Spagna, sperando che il caldo iberico possa magari ricordargli il clima della sua Napoli. Ma anche a Siviglia non trova grossi spazi. Emery preferisce Gameiro e Ciro rimane, ancora una volta, a guardare i compagni da fuori. Due stagioni sfortunate per il 25enne napoletano e, allora, nasce l’idea di tornare a Torino, il luogo dove fino ad ora ha espresso il suo miglior calcio.
I granata hanno bisogno dei gol di Immobile. Ventura ha bisogno di un attacco prolifico perché quest’anno Quagliarella, Maxi Lopez e Belotti, non sono riusciti a dare un grosso contributo in fase realizzativa ma, per fortuna del Toro, il “figliol prodigo” è tornato. Immobile è un attaccante dinamico, che si muove da seconda punta. Si sacrifica, fa movimento orizzontale da una fascia all’altra ed accorcia sulla trequarti campo per andare a prendersi il pallone. Può fare da “boa” ma in coppia con Belotti, come nella partita contro il Frosinone, è lui che cerca di aprire la difesa avversaria per permettere ai centrocampisti di inserirsi da dietro o di trovare la giocata giusta per andare in gol. Immobile incarna quello che ad oggi viene definito il centravanti moderno. Un numero 9 – anche se al Torino adesso indossa la 10 – capace di segnare ma anche di prodigarsi per i compagni e di diventare l’uomo in più della squadra, grazie ai ripiegamenti difensivi. Un attaccante a tutto campo, o quasi.
Immobile, a questo Torino, può dare tanto. Insieme a Baselli, Zappacosta, Belotti e Benassi compone una piccola Nazionale italiana under 25. Elementi importanti per il Torino e per l’Italia. La seconda parte di campionato può essere la svolta per i granata.
Tra le caratteristiche più interessanti dell’attaccante partenopeo ci sono accelerazione, tecnica e sacrificio. La prima qualità è molto importante per una squadra come quella di Ventura, che ha la capacità di effettuare delle transizioni positive molto veloci e quando accelera, con Bruno Peres/Zappacosta o Molinaro/Avelar, può fare davvero male. Il 3-5-2 del Torino è avvolgente e ha sempre bisogno di un uomo che possa spostare gli equilibri da una parte all’altra del campo e quell’uomo può essere Ciro Immobile. Gianluca Petrachi, Direttore Sportivo, e Cairo non hanno avuto alcun dubbio sul ritorno di Ciro che, già al debutto, ha fatto capire di che pasta è fatto. Chiedere alla difesa ciociara per conferma.

Un Faraone a Roma

El shaarawy
Il Faraone è atterrato nella città eterna. Stephan El Shaarawy, esterno d’attacco classe ’92, nell’ultima mezza stagione in forza al Monaco, è arrivato per rinforzare la fase offensiva giallorossa e per sostituire Gervinho, pronto a fare le valigie. I problemi della Roma sono tanti e sparsi per il campo: difesa spesso distratta, centrocampo poco reattivo in fase difensiva e poco “costruttivo” in fase propositiva e un attacco che fatica a segnare. Tra le prime cinque della Serie A, la Roma, ha il quarto attacco e la peggior difesa. Considerando, in ultimo, la sconfitta contro la Juventus, la squadra di Spalletti è praticamente fuori dalla lotta per quello Scudetto tanto desiderato (e annunciato) da Garcia in questi anni.
El Sharaawy ha tecnica, velocità, dribbling, tiro e il “vizio” – si spera – del gol. Il sostituto ideale del miglior Gervinho. La carriera del piccolo faraone inizia nel Padova dove, però, giocava trequartista, un ruolo che difficilmente gli abbiamo visto ricoprire nella massima serie. Al Milan, nella stagione che lo ha consacrato, quella 2012/2013, ha realizzato 16 gol e 4 assist in 34 presenze, partendo largo a sinistra come esterno offensivo, sotto la guida acuta di Massimiliano Allegri.
Cambio di passo, sterzata e progressione palla al piede sono le peculiarità migliori del talento italo-egiziano. Il Monaco non ci ha creduto fino in fondo, il Milan tanto meno ma la Roma di Spalletti lo ha voluto fortemente, forse al posto di Perotti, il quale non ha ancora ben chiaro cosa il destino ha preparato per lui. Anche Conte lo ha spesso chiamato in Nazionale, provandolo sia nel classico 4-3-3 sia in un più difficile (per lui) 3-5-2. Le caratteristiche prettamente offensive di El Shaarawy obbligherebbero qualsiasi allenatore a metterci una pietra sopra per quanto riguarda quest’ultimo modulo, ma l’applicazione del talento di Savona, la sua dedizione e la grande falcata, gli permettono di adattarsi anche al ruolo di tornante esterno. Nella Roma di Spalletti questa alternativa non è, con tutta probabilità, plausibile. Lo zar giallorosso utilizzerà in alternanza il 4-3-3 al 4-2-3-1 e Stephan potrà – senza alcun problema – fare l’esterno largo d’attacco a sinistra, come ai tempi rossoneri. Un ritorno in Italia ma lontano dal club che lo ha lanciato, in un certo senso un ritorno a metà ma anche l’ultima occasione forse per dare una svolta positiva a una carriera finora costellata più di promesse che di fatti.

Il Vice

zarate
A metà è anche il ritorno di Mauro Zarate, che dopo aver solcato i campi della A con la maglia della Lazio e dell’Inter, ora veste i colori della Fiorentina. Paulo Sousa ha utilizzato l’argentino come vice Kalinic, sostituendo il croato negli otto minuti finali del match contro il Torino. La tecnica di Zarate farà sicuramente bene alla squadra viola, ma in un attacco dove nemmeno Giuseppe Rossi e Babacar hanno trovato posto in questa prima parte di campionato, è difficile immaginarsi una grossa continuità di utilizzo dell’argentino nel 3-5-1-1 di Paulo Sousa. Sebbene Tello, altro nuovo volto della società dei Della Valle, possa adattarsi come esterno di sinistra o di destra, un po’ come fa Bernardeschi, è difficile immaginare Zarate correre per l’intera fascia, sia in fase offensiva che difensiva. Non è nelle sue corde.
Con tutta probabilità l’argentino potrà fare il vice Ilicic, vista la qualità del suo destro, ma difficilmente lo vedremo superare nelle gerarchie di Sousa due giocatori come Kalinic e Babacar. Certo, con il ritorno dell’Europa League, potrà dare ampio respiro ai giocatori dell’attacco viola. Un sostituto di qualità, ma senza le pretese di Pepito Rossi che è dovuto emigrare a Valencia, sponda Levante, per giocare con continuità. Le ultime avventure all’estero di Mauro Zarate non sono state idilliache: l’avventura in Premier con Queen Park Rangers e West Ham non sono state positive anche se la parentesi al Velez (andata molto meglio) non è da sottovalutare. Il talento argentino è puro ma va coccolato, partita dopo partita.
Zarate ha tra le sue caratteristiche la giocata di classe e soprattutto il dribbling, oltre che un buonissimo tiro. La sterzata, la finta preferita di Diego Milito, è una delle finte che il nuovo attaccante della Fiorentina ama fare di più. Zarate è uno dei quei giocatori che possono fare la differenza nei 20 minuti finali dando grande freschezza, lucidità e qualità. L’attaccante argentino riempie il vuoto –quello in panchina – lasciato da Rossi ma niente di più (al momento), soprattutto vista la splendida forma e intesa della coppia Kalinic-Ilicic.
Milano, Torino, Firenze e Roma. Quattro città importanti che hanno riaperto le porte per quattro ritorni in Serie A, alcuni importanti e altri no. Tutti devono dimostrare qualcosa, c’è chi arriva con grandi aspettative, chi come dodicesimo uomo e chi, invece, sa che questa volta è l’ultima occasione per rispettare le attese. Solo il campo ci dirà di più.

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